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La Parrocchia - Storia della Parrocchia pag 3 PDF Stampa E-mail
Mentre i momenti più impegnativi si vivevano nella chiesa del Cottolengo, il ciabattino di Via Brumano ci affittò il suo locale di centodieci metri quadrati e dopo alcuni lavori artigianali per sette anni fu la sede dei cristiani di Palmarola alta.
Nel frattempo Don Salvatore si dedicò all’Opera Romana Pellegrinaggi e quindi non fu più presente a Palmarola, però venne a stare con noi Don Piero Pennacchini e quando andò via lui fu mandato nel ’77 Don Guido Peressini come vice parroco, perché nel frattempo S.Ilario era stata eretta come Parrocchia, dal momento che prima era sempre Vice cura dei SS. Ottavio e Cc. Martiri.
Con Don Guido ci dividemmo le cappelle io a Palmarola alta, e al 258 e Don Guido a S. Ilario.
Per dieci anni chiedevo al Cardinale che nel frattempo era diventato il Card. Ugo Poletti, la possibilità di comprare un terreno per costruire la chiesa, ma siccome era tutto abusivo l’ufficio non si decideva e rifiutava sempre le mie richieste. Finalmente nell’83 il cardinale ci dette il permesso di cercare o il terreno o il locale adatto per un luogo di culto decente. Un gruppo di laici si mise in ricerca e si trovò l’attuale locale di S. Ilario in Via Cologno Monzese.
Nel frattempo Don Salvatore chiese al Cardinale di lasciare l’Opera Romana Pellegrinaggi e ritornare al lavoro pastorale parrocchiale, fu in questa circostanza che chiesi a Don Salvatore di ritornare a Palmarola facendo vita comune ma dividendoci la zona in due parrocchie, avendo accettato, abbiamo presentato la domanda al Cardinale, che però lui cambiò chiedendo a Don Guido di diventare parroco a Palmarola condividendo la nostra vita e dividendo Palmarola in tre parrocchie, avendo Don Guido accettato: a Don Guido abbiamo dato S. Ilario e a Don Salvatore Palmarola alta che, nella circostanza, fu messa sotto la protezione di S. Brigida di Svezia e a Don Antonio il 258 sotto la protezione di S. Massimo.
Io dopo questa data, 1983, non ho seguito più S. Brigida, solo condividevamo le scelte di fondo .
So che Don Salvatore si è attivato subito per trovare un ambito più grande e luminoso ed è l’attuale cappella in Via Luzzana.
Dopo che si comprò dalla diocesi il locale tutti i fedeli si misero al lavoro per adattarlo a cappella. La comunità cristiana si organizzò a cantiere di lavoro, ognuno voleva fare qualche cosa per la propria chiesa. Chi il lavoro manuale, chi l’elettricista, chi il pittore, chi il falegname e tutti collaborarono economicamente. Don Salvatore era l’architetto, l’ingegnere e il capo mastro, fu un’esperienza bella che durò quasi due anni. L’altare fu studiato in maniera particolare. Noi con tutta quella gente che stava costruendo le loro case per le proprie famiglie e per quelle future dei figli, avevamo preso l’impegno di valorizzare il lavoro cercando di far capire all’uomo che collabora con Dio continuando la creazione con il lavoro e siccome spesso diventava motivo di morte e di sofferenza per le tante disgrazie a cui avevamo assistite mise una croce di ferro costruita con i tubi innocenti e sotto la cofana, per lo sfondo era riuscito a trovare dodici pietre colorate come base e sopra le altre, per indicare che la chiesa che porta Gesù, infatti sopra c’era il tabernacolo, è la chiesa fondata sugli Apostoli. Un amico di via Rovato aveva un grosso tronco a cui teneva tanto , non gli parve vero a Don Salvatore di chiederglielo come sostegno dell’altare: il simbolismo della vite e dei tralci diventava chiaro!
Purtroppo nell’85 Don Salvatore fu richiamato dal Cardinale a fare il parroco a S. Luca e terminò l’esperienza di Don Salvatore a Palmarola.
Con Don Paolo continuò l’esperienza della vita comune tra noi parroci. E Don Paolo mi fece vedere il nuovo locale di Via della Palmarola dove mise il gruppo Scout e le altre attività parrocchiali, rimanendo la Chiesa quella di Via Luzzana.
L’altra storia non l’ho potuta condividere perché nell’89 sono andato via da Palmarola.
Grato al Signore che nella mia vecchiaia posso ancora tornare a Palmarola accolto da P. Mattia vostro Parroco, a condividere l’esperienza del Corso di Vita Cristiana.
Ringraziate sempre i Cuori di Gesù e di Maria che vi hanno sempre amato e generato!